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Sono stata una danzatrice ed un'insegnante di danza.
Ho una formazione come ballerina classica e contemporanea con maestri di chiara fama, italiani e stranieri.
La fotografia è una passione lontana, scoperta a quattordici anni quando sono entrata per la prima volta in
una camera oscura. Studiavo già danza e così è rimasta a margine anche se maturavo il desiderio di provare a
raccontare la mia verità sul mondo che vivevo.
Essere una danzatrice significa diventare strumento del racconto della vita attraverso il corpo in quell’emozione
irripetibile in cui senti che forza mente e anima stanno tutte sulla stessa linea in un’alchimia inafferrabile.
La danza, come il teatro, mette in scena la vita, per questo mi affascina fotografare la scena.
Esserne stati attraversati insegna ad affinare lo stato percettivo del sentire, e questo ti rimane per sempre.
Non ho scelto di lasciarla, è accaduto perché la vita spesso ha disegni diversi da quelli che speriamo, ma adesso
so che perderla è stata una straordinaria opportunità per scavare ancora dentro di me e rinascere altrove.
La fotografia ha ricucito lo strappo e tutto quello che sono stata adesso entra in gioco con una inaspettata intensità.
Nel bene e nel male, le mie foto sono me stessa.

Se avete voglia di leggere di me, eccovi un regalo a firma di due persone speciali, Marianna Santoni e Francesca Joppolo.
Alle loro parole ho veramente poco da aggiungere, i loro articoli valgono più di mille presentazioni, e l'incontro con entrambe ha segnato in maniera straordinaria la mia vita.
Le belle persone che trovi sul tuo cammino, non sai perchè, non sai come sia possibile, ma lo capisci in una frazione di secondo che sono lì perché tu le possa incontrare.

Dal Blog di Marianna Santoni, aprile 2020

E qui l'intervista di Francesca Joppolo per il Wall Street International Art

Consentitemi una piccola introduzione a quell'incontro, che svela di me, di quanto sia distante da tutto quello che non mi serve per guardare e scegliere
"Chi mi conosce veramente, sa della mia proverbiale distrazione da cose che potrebbero essere fondamentali, il nome di una persona e soprattutto il suo ruolo, la sua professione.
Zero, io sono zero, mi lascio trasportare da quello che sento, da quello che la persona emana, niente di più.
E così una sera a cena con amici, una donna accanto a me, parliamo, un feeling immediato, una beatitudine a inseguire e scambiarci il senso delle cose.
Poi di getto, "ti va se scrivo un articolo su di te?"
Attimo di panico, lei è una giornalista, non l'avevo capito, e sento un improvviso sbilanciamento verso qualcosa che non avevo previsto.
Un articolo su di me? Come potrebbe esserle chiaro quello che perfino io ancora stento a mettere a fuoco?
Eppure sento che non c'è distanza tra il nostro sentire, mi sembra di conoscerla da sempre, di avere già attraversato i suoi spazi interiori, i suoi silenzi, la capacità del suo sguardo che riesce a proiettarsi lontanissimo.
Un articolo su di me, non so come, ma dico di si.
Continuo a guardare la luce dei suoi occhi, la libertà del suo pensiero, il non essere imbrigliata in nessun pregiudizio.
Lei è un incanto, dentro e fuori, una perla rara.
E'uscito l'articolo, solo una conferma a quello che mi era apparso già chiarissimo; per esprimere intensità ed emozione devi averle dentro, come la bellezza, e allora, che tu possieda una macchina fotografica, una penna, uno strumento musicale, la tua ricerca negli altri può essere dettata solo da quello che possiedi dentro, e quindi sai riconoscere.
Francesca Joppolo ha una sensibilità rara, questa volta la foto l'ha scattata lei, al volo con la stessa velocità con cui un fotografo deve chiudere in un'immagine un racconto.
E' proprio vero che non è mai lo strumento a guidarti, ma l'anima.
"

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